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Il mio viaggio on the road in Islanda

Cosa vedere nella terra del ghiaccio e del fuoco in 15 giorni

Islanda, la terra del ghiaccio e del fuoco, dei vulcani, della natura selvaggia, ribelle, fiera. Di una bellezza viscerale e prepotente.

Più di 130 vulcani attivi, geyser, laghi glaciali, cascate, icerberg che galleggiano, deserti di lava e spiagge nere, insomma, credo di poterla assolutamente inserire tra le mie mete preferite, tra quei posti in cui vorrei assolutamente tornare e magari, questa volta, vedere l’aurora, un’esperienza che purtroppo non ho ancora avuto modo di vivere.

L’isola possiede un clima freddo dato dall’elevata latitudine che la espone ai venti gelidi del Circolo Polare Artico, ma mitigato dalla Corrente del Golfo e dalla presenza dell’Oceano. I periodi soleggiati sono rari e abbastanza brevi, mentre le precipitazioni sono abbondanti, soprattutto nella parte meridionale. Il clima è dunque estremamente instabile, con sbalzi di temperatura e repentini cambiamenti delle condizioni metereologiche (è possibile vivere nella medesima giornata tutte e 4 le stagioni).

Ho deciso di partire per questo viaggio nel bel mezzo di un periodo confuso e incerto per tutti, quello del Covid. Questo aspetto, però, ci ha regalato una terra quasi priva di turisti smaniosi di farsi l’ennesimo selfie, regalandoci un’esperienza quasi in “solitaria”.

Parlo al plurale perché ho deciso di intraprendere questo viaggio con un gruppo di persone appoggiandomi a un famoso tour operator e optando per Islanda Discovery, una formula dedicata ai giovani o agli spiriti giovani. Sicuramente partire con un viaggio in qualche misura predefinito (seppur con ampio margine di cambiamento in corso), toglie la possibilità di organizzare e prenotare, ma spesso regala tanto dal punto di vista umano e insegna la condivisione: condivisione di emozioni, di stanchezza, di opinioni e di vite che non sono la tua.

Il viaggio è durato 15 giorni durante i quali abbiamo dormito in ostelli, rifugi, campeggi e guesthouse (in camerate, camere multiple e spesso su letti a castello), girando con i pullmini noleggiati all’arrivo in aeroporto e alternandoci alla guida durante i numerosi chilometri percorsi (indicati approssimativamente nell’itinerario giorno per giorno). Il costo della vita è abbastanza alto, come alto è il prezzo del carburante e degli alloggi. Anche per questo motivo siamo partiti dall’Italia con una cambusa (cibo acquistato precedentemente e imbarcato nei nostri zaini), comprando all’occorrenza il necessario nei vari market locali per poi cucinarlo la sera nelle cucine comuni (tranne rare eccezioni).

Alla fine di questo viaggio eravamo stremati, ma felici.

Itinerario

1 Giorno – Partenza. Partiti il 2 agosto da Milano Malpensa, scalo a Londra Heathrow, arriviamo all’aeroporto di Keflavik di Reykjavik nel primo pomeriggio. Dopo aver effettuato il tampone prenotato e pagato dall’Italia in aeroporto (il risultato è arrivato tramite messaggio un paio di giorni dopo), recuperiamo i nostri pullmini, 2 per 12 partecipanti, e ci dirigiamo verso la capitale dove trascorriamo la prima notte. Di Reykjavik parlerò verso la fine di questo articolo, perché è alla fine del viaggio che l’abbiamo effettivamente visitata.

2 Giorno – Geysir Geothermal Field (187 km). Forse il geyser più famoso e antico dell’Islanda, situato nella valle di Haukadalur a 105 km dalla capitale. Un fenomeno naturale curioso e spettacolare. Una volta entrati nella valle, da alcune spaccature della terra, scorgiamo l’acqua che ribolle e fuma, creando un’atmosfera che sembra appartenere a un altro mondo. Recintato, per tenere al sicuro le persone, c’è il geyser più imponente. Basta l’attesa di pochi minuti e un rumore sordo attira l’attenzione insieme a un alto fiotto bollente, preceduto da un’azzurra bolla d’acqua che dura pochi istanti, difficilissima da fotografare (e devo ammettere di non essere un’ottima fotografa).

3 Giorno – Hveradalir Geotermal Area (291 km) .Una delle cose più buffe che ricordo dell’Islanda sono le pecore. Sì, proprio le pecore. Tantissime, ovunque e quasi sempre a gruppi di 3 o multipli di 3. Il secondo giorno inizia con un bagno caldo immersi in una zona geotermale. Fuori 5 gradi (ad essere generosi data la presenza del vento), dentro la pace dei sensi. La vera prova di coraggio però è uscire, non spogliarsi per entrare. Rivestirsi bagnaticci, con il vento che non molla e le chiappette al vento. Divertente e freddo e, per chi come me possiede la tendenza a dimenticare i propri oggetti in giro, la migliore occasione per palesare ai propri compagni di viaggio questo piccolissimo e nontroppotrascurabile dettaglio. Dopo 2 ore abbondanti di strada e un numero imprecisato di chilometri di distanza, mi rendo conto di aver perso l’unica giacca che avevo portato e l’unica felpa (e no, non saranno le uniche cose che perderò durante il viaggio).

Glaumbær Old Turf Farm. Lungo il tragitto che ci separa dalla meta successiva ci imbattiamo nella famose case di torba islandesi, con fondamenta costruite di roccia lavica e pareti di torba, pietra e legno, perfettamente isolanti e ora Museo di Cultura Popolare. Una tappa curiosa e caratteristica, non imperdibile.

Basalti colonnari. Seguendo il nostro percorso tra strade deserte, pecore e distese di lava nera e verde, arriviamo sulla costa nord a picco sul mare sui fiordi settentrionali. Davanti ai nostri occhi file e file di basalti colonnari, formazioni rocciose diffuse nelle zone vulcaniche. Spettacolari.

4 Giorno – Godafoss Waterfall (270-380 km). Musica ad alto volume e di nuovo sui nostri mezzi destinazione Godafoss, prima tappa della giornata, conosciuta anche come la Cascata degli Dei. Abbiamo percorso già tanti chilometri dalla nostra partenza, i luoghi per dormire in Islanda non sono vicini, soprattutto nella parte settentrionale, ben poco turistica. La particolarità di questa splendida cascata è la sua forma semicircolare, non particolarmente alta, ma maestosa. Facile da raggiungere dal parcheggio, fiancheggiando le falesie, è possibile vederla dall’alto o scendere fino alla sua base, investiti dalle goccioline d’acqua prodotte dal suo salto. La giornata è piovosa e abbiamo tutti le mantelle per la pioggia, buffi e infreddoliti davanti a dei colori pazzeschi, verde, grigio, nero.

Husavik – Whale Watching. La giornata prosegue con una delle attività che attendevo di più, l’avvistamento delle balene (dopo aver cercato un negozio per acquistare almeno la giacca dimenticata all’inizio del viaggio). Sembra che Husavik sia il posto migliore per vederle e quindi, bardati con strati e strati di indumenti termici e idrorepellenti forniti dagli organizzatori locali del tour (indumenti ovviamente enormi quando sei alto solo 153 cm) e con tutte le difficoltà del caso relative alle mascherine, ci imbarchiamo su un gommone diretti al largo della baia Skjálfandi. Lasciate alle spalle le casette di legno della piccola cittadina, ci dirigiamo verso una distesa grigio chiaro (il tempo non era dei migliori) dove spuntano, tra piccoli isolotti, i puffin, le buffe pulcinella di mare simili a pinguini piccoli volanti. E poi avvistiamo le prime balene, qualche dorso, qualche coda, qualche rumore. Piccole cose, come quelle in foto, ma molto emozionante per chi, come me, vede questi giganteschi cetacei per la prima volta. Prezzo dell’attività circa 50 euro. https://www.gentlegiants.is/

5 Giorno – Ásbyrgi Canyon (141 km). Sveglia all’alba e trekking su questo bellissimo canyon a forma di ferro di cavallo situato nel Parco Nazionale di Jökulságljufur. Il canyon si estende per 3,5 km in lunghezza, 1,1 km in larghezza e, nella parte centrale, si eleva l’affioramento di Eyjan circondato dalle pareti rocciose e da una folta foresta di betulle. Dal parcheggio partono numerosi sentieri che portano in più punti panoramici da cui ammirare la caratteristica forma di questo canyon.

Hafragilsfoss Waterfall.  Una cascata dalla forma curva con acque che compiono un salto di 27 metri all’interno del Parco Nazionale di Jökulsárgljúfur.  È possibile ammirarla da entrambe le parti del canyon ed è molto vicina alle bellissime cascate successive.

Dettifoss Waterfall. Uno spettacolo, vince il premio come la mia cascata preferita islandese. È la più imponente cascata d’Europa con un’altezza di 45 metri e una portata d’acqua impressionante. Lasciati i nostri mezzi, seguiamo un percorso in un campo di lava solidificata e il rumore dell’acqua che cade si fa sentire già a distanza. La vista una volta arrivati è spettacolare. Mi viene in mente solo un aggettivo, maestosa.

Selfoss Waterfall. È possibile raggiungere questa seconda cascata proseguendo lungo il sentiero per arrivare a Dettifoss per altri 15 minuti circa. Più piccola della precedente, ma molto scenografica. Il salto che l’acqua esegue è di pochi metri, ma a renderla speciale è la sua ampiezza e la sua forma a ferro di cavallo dove l’acqua del fiume Jökulsá scende più docile.

6 Giorno – Grjótagjá Cave (53 km). Il nostro viaggio prosegue fino alle sponde orientali del lago Mývatn, dove si trova questa piccola grotta lavica che contiene al suo interno una pozza termale con acqua molto molto calda di un intenso colore azzurro. La grotta è famosa anche per essere stata il set del quinto episodio della terza stagione di Game of Thrones. Attualmente non è possibile immergersi all’interno a causa dell’alta temperatura dell’acqua.

Hverfjall Volcano. Lasciati i mezzi ai piedi del vulcano, iniziamo una scalata abbastanza ripida per raggiungere la sommità del cratere a 400 m di altezza. Una volta in cima, lo spettacolo è lunare. Un enorme cratere di un colore nero intenso con un diametro di circa 1 km si apre davanti a noi. Il cratere è percorribile per tutta la sua circonferenza e il vento fa da padrone. Spettacolo.

Krafla – Hverir Geothermal Area. Il nostro viaggio nella parte nord orientale dell’isola prosegue verso una vasta area geotermica dotata di un fascino surreale. Fumarole ribollenti, forte odore di zolfo, terra color ocra, crateri e zero vegetazione. Credo sia questo lo scenario dal quale ci si aspetterebbe di essere circondati su Marte. Tanto tanto vento, ma un posto bellissimo.

Myvatn Nature Baths. La giornata finisce con un ultimo bagno presso la zona termale del lago Myvatn.

7 Giorno – Askja Volcano (226 km). Forse il tragitto più bello e movimentato sui nostri mezzi tra guadi da oltrepassare, strade sconnesse, sabbia, rocce e distese lunari (tutti i panorami lungo il viaggio sono stati splendidi, ma questo mi è rimasto nel cuore). Parcheggiate le vetture, dopo una camminata di 30/40 minuti, arriviamo al cratere che racchiude dell’acqua di un azzurro/verde intenso che si staglia, nel nostro caso, su un cielo che minaccia pioggia. Meraviglioso.

8 Giorno – (250 km). Partiamo con direzione un ghiacciaio di cui, purtroppo, devo ammettere di non ricordare il nome. Avrei voluto/dovuto segnare tutto, ma ho perso la giacca e la felpa poco dopo l’inizio del viaggio, dunque diciamo che già non promettevo benissimo. Posso solo caricare le foto e ammettere che eravamo di fronte ad una stupenda creazione della natura.

Stuðlagil canyon. Uno dei posti più belli, forse anche uno dei più conosciuti dell’Islanda. Una delle più spettacolari e imponenti formazioni di colonne di basalto, un maestoso canyon che racchiude un fiume di un colore blu/verde accesso circondato dal grigio/nero del basalto. Un’immagine e una sensazione che sono difficili da dimenticare.

9 Giorno – Seydisfjordur (291 km). Il nostro viaggio prosegue tra i fiordi orientali fino a questo pittoresco villaggio fatto di case di legno colorate e circondato dalle montagne. A risaltare è la chiesetta color azzurro pastello, preceduta da una stradina colorata di forte impatto visivo. Carina, graziosa.

Mjoifjordur. Attraversiamo questo stretto, ma scenografico fiordo diretti verso un faro da cui ammirare il panorama. Un bellissimo arcobaleno ci accompagna lungo la strada fino a Djúpivogur, un piccolo villaggio di pescatori, il porto più antico dei Fiordi Orientali.

10 Giorno – Diamond Beach (319 km). Forse la giornata più intesa, forse la più bella di un viaggio che mi è rimasto nel cuore. Ormai nel sud est dell’Islanda, ci dirigiamo verso la spiaggia dei diamanti. Ad accoglierci centinaia e centinai di icerberg di svariate dimensioni disseminati su uno sfondo scuro. La giornata è grigia, la sabbia nera, il ghiaccio trasparente/lattiginoso. Sembra quasi di vedere attraverso un filtro bianco/nero. Guardando il mare, tra la nebbia della giornata, si scorgono gli icerberg fluttuanti, quelli che probabilmente poi arriveranno sulla spiaggia. 

Jökulsárlón – Glacier Lagoon. La spiaggia dei diamanti si trova in prossimità di questa laguna ghiacciata gremita di icerberg e formata dallo scioglimento continuo del vicino ghiacciaio. A bordo di un gommone e bardati  come nella precedente escursione dedicata alle balene, partiamo alla sua scoperta. Lo spettacolo è da lasciare senza parole. C’è calma. Gli icerberg fluttuano sull’acqua ghiacciata, lenti e imponenti. C’è silenzio, ma anche un leggerissimo rumore, quasi un crepitio lontano, credo sia il suono del ghiaccio che si muove. Poi spiaggiate sugli icerberg e attorno ad essi, vediamo le foche, animaletti buffi che sembrano quasi mettersi in posa al nostro passaggio. Un posto da togliere il fiato dove il ghiaccio assume varie sfumature di azzurro. Prezzo dell’attività circa 70 euro.
https://www.icelagoon.com/

Ramponata sul ghiacciaio VatnajökullA sud est si estende la calotta glaciale più grande dell’Islanda sotto la quale sono attivi molti vulcani. Proprio l’attività di questi vulcani dà vita a numerose e suggestive caverne di ghiaccio. Ed è su questo ghiacciaio che decidiamo di fare una ramponata, dopo che la nostra guida ci fornisce del necessario per salire. Faticoso, ma incredibile. 3 ore immersi in un ghiacciaio, esperienza pazzesca. Prezzo dell’attività circa 80 euro.
https://www.civitatis.com/it/skaftafell/trekking-ghiacciaio-vatnajokull/

Fjaðrárgljúfur Canyon. Ultima tappa della giornata, stremati, è questo splendido canyon lungo circa 2 chilometri e profondo 100 metri. Una suggestiva gola scavata nella roccia con pareti di un colore verde acceso con muschi e cespugli.

11 Giorno – Reynisfjara Beach (181 km)Dalla vicina Vik, si raggiunge questa spettacolare spiaggia nera formata da sabbia vulcanica e contornata da colonne di basalto. Ad incrementare la bellezza del posto centinaia di pulcinella di mare e i faraglioni battuti dalle onde. Bellissima, uno dei tratti più incredibili dell’Islanda sud occidentale.

Dyrhólaey. Ci dirigiamo alla volta di questo imponente promontorio lavico nella parte sud dell’Islanda. La spiaggia nera è a ridosso di un’alta e ripida scogliera con archi e grotte. Anche qui pullula di pulcinella di mare. Siamo di fronte a un panorama maestoso. Sólheimasandur Plane Wreck. Nel novembre del 1973 l’aereo Douglas Super DC-3 della US Navy fu costretto a un atterraggio di emergenza sulla spiaggia di Sólheimasandur. L’equipaggio riuscì a mettersi in salvo, ma la carcassa del velivolo venne abbandonata. Per raggiungere l’aereo parcheggiamo i pullmini e ci incamminiamo in una distesa nera per circa 3-4 km. Ad attenderci la carcassa e nulla attorno. Sicuramente uno scenario suggestivo, un po’ malinconico. Non tra i miei preferiti. Skógafoss Waterfall. Una cascata senza dubbio affascinante con un salto di 62 metri, incastonata in uno scenario fiabesco e lussureggiante con della vegetazione color smeraldo e facile da raggiungere dal parcheggio posto nelle vicinanze. A rendere la cascata ancor più bella le goccioline che, riflettendo la luce del sole, danno vita a scenografici arcobaleni. È possibile raggiungere la sommità tramite una scalinata a destra del salto. Seljalandsfoss Waterfall – Gljúfurárfoss Waterfall. Proseguiamo verso queste due splendide cascate. La prima fa un salto da un’alta parete rocciosa per finire in un piccolo lago. La bellezza principale di questo spettacolo naturale, almeno per me, risiede nella possibilità di passare dietro al getto d’acqua tramite un sentiero (e bagnarsi ovviamente) e godere di un’insolita prospettiva. Paesaggio fiabesco. La seconda cascata si trova a poche centinaia di metri dalla prima e precipita in un canyon nascosto, raggiungibile guadando un piccolo torrente (anche in questo caso doccia assicurata).

12 Giorno – Landmannalaugar Mountains (180 km). Giornata dedicata all’escursione presso questo splendido complesso di montagne variopinte, distese di lava e laghi azzurri. Il tempo non è dei migliori, pioggia e vento, ma il paesaggio è lunare e i colori pazzeschi nonostante il grigiore del cielo. È una Terra selvaggia dove la riolite, una particolare lava vulcanica, ha conferito alla terra questi splendidi colori gialli, arancioni, grigi, rossi e verdi. Il trekking è impegnativo, almeno quello che abbiamo scelto noi, con numerosi sali e scendi e molti chilometri di cammino, ma la vista vale la fatica. Terminiamo la nostra escursione in una calda piscina geotermale e, questa volta, non perdo nulla (ho perso anche i guanti, a un certo punto del viaggio, ma ho finito di contare gli oggetti che dissemino).

13 Giorno – Cratere di Kerid (239 km). Prima tappa della giornata, ormai nel pieno sud dell’Islanda, è la visita a questo caratteristico cratere che ospita un lago molto colorato grazie alla presenza di particolari minerali presenti nelle rocce che, in questo caso, sono rosse.

Þingvellir (Thingvellir) National Park. Prima di pranzo giungiamo presso questo parco nazionale la cui particolarità è data dall’essere stato sede del più antico parlamento europeo e dalla sua posizione tra 2 faglie: il parco infatti si trova esattamente nel punto in cui la zolla americana e quella euroasiatica si allontanano l’una dall’altra. Il paesaggio attorno è vulcanico, verde e nero, e offre più punti panoramici da cui godere della vista. Non a caso il parco è Patrimonio dell’UNESCO.

Faglia di Silfra. Attesissimo momento della giornata è lo snorkeling nella faglia del parco, la faglia di Silfra. Indossata la muta stagna fornita da una delle organizzazioni che gestiscono queste esperienze e dopo un briefing abbastanza lungo, entriamo nell’acqua ghiacciata del lago Thingvallavatn. L’acqua è limpidissima, talmente limpida da poter vedere fino a 100 m. Siamo immersi tra due continenti e la sensazione è assurda e magnifica. Si avverte il freddo dell’acqua attraverso la muta, ma si rimane asciutti (o quasi). Lo snorkeling dura circa 45 minuti (3h totali con briefing e muta) durante i quali si attraversano le pareti di questo canyon sommerso dal colore azzurro/verde. Meraviglia e pace. Il prezzo per questa attività è di circa 100 euro e c’è anche la possibilità di fare diving.
https://www.civitatis.com/it/thingvellir/snorkeling-faglia-silfra/

Blue Lagoon. Ultima tappa della giornata prima del rientro nella capitale e meta ambita da molti turisti (infatti il posto più affollato di tutto il viaggio). La Laguna Blu è una Spa internazionale a tutti gli effetti, con un biglietto d’ingresso e diversi trattamenti. Sicuramente scenografica con la sua acqua azzurra opaca che risalta sul campo di lava circostante e comoda da raggiungere da Reykjavík. Per accedervi bisogna prenotare con anticipo. L’ingresso con biglietto base (circa 35/40 euro) permette inoltre l’accesso al bar posto nel bel mezzo della grande piscina. Non amo questa tipologia di luoghi, soprattutto quando si è circondati da così tanta bellezza in cui perdersi, e, in generale, non amo i posti troppo affollati.
https://www.bluelagoon.com/

14 Giorno – Reykjavík. L’ultimo giorno del nostro viaggio lo trascorriamo esplorando la capitale. A piedi ci perdiamo nelle vie della città e ci sembra quasi di camminare in un grande paese. Reykjavík con i suoi 200.000 abitanti circa possiede i due terzi dell’intera popolazione dell’Islanda. A piedi dal nostro ostello ci dirigiamo verso il centro storico percorrendo la coloratissima via principale di Laugavegur piena di piccoli bar, negozietti, gallerie. Oltrepassato l’edificio che ospita il Parlamento e il Museo Nazionale, arriviamo presso Hallgrímskirkja, la gigantesca chiesa luterana di 75 m che troneggia alla fine di Skolavordustigur, la principale via dello shopping e dei locali. Alla base della chiesa si trova la statua dell’esploratore vichingo Leif Eriksson. La nostra esplorazione continua fino al lungomare dove ci imbattiamo in Sòlfar, una scultura in acciaio realizzata dall’artista Jón Gunnar Árnason e rappresentate una barca vichinga il cui significato rimanda al sole e alla “barca del sogno”. Girando ci imbattiamo in numerosi esempi di Street Art che decorano i muri della città.

Ancora da vedere:
  • Harpa Concert Hall
  • Tjörnin 
  • Perlan il Museo della Saga Islandese
  • Museo fallologico islandese (si, proprio fallologico). Un museo direi unico nel suo genere. Aperto nel 1997, con oltre 200 peni imbalsamati e una vasta gamma di opere artistiche di forma fallica, il Museo gode di fama mondiale.

15 Giorno – Ritorno. Volo di ritorno con scalo ad Amsterdam.