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Il mio viaggio on the road in Andalusia

Cosa vedere nella terra del flamenco in 9 giorni

Posta nel sud della Spagna, L’Andalusia è la zona più calda della penisola iberica, una terra accogliente che profuma di fiori e di agrumi scaldati dal sole e in cui ammirare la particolarità dell’architettura moresca o scoprire le sonorità del flamenco.

Grandi città, borghi, pueblos blancos, spiagge, la zona è ricca di assolati e suggestivi posti da scoprire, senza dimenticare che parte della regione interna è occupata dai rilievi della Sierra Nevada, con la cima più alta di tutta la Spagna. Qui il tempo scorre più lento, i negozi e i bar aprono più tardi e anche il servizio nei ristoranti non è frenetico.

Ho deciso di intraprendere questo viaggio on the road di 9 giorni alla scoperta dell’Andalusia durante l’inverno, stagione adatta se si vuole bypassare l’afflusso turistico estivo, vivendo la realtà più autentica dei luoghi. Nonostante la scelta inusuale della stagione, il sole è stato sempre protagonista delle nostre giornate, con una temperatura di circa 20 gradi durante il giorno.

Abbiamo percorso abbastanza chilometri, segnati approssimativamente tra le parentesi, in una terra dal forte carattere mediterraneo e di cui conservo un bellissimo ricordo.

Itinerario

1 Giorno Malaga. Partiti da Malpensa, arriviamo all’aeroporto di Malaga nel pomeriggio dove recuperiamo le auto noleggiate dall’Italia. Durante questa prima giornata non abbiamo abbastanza tempo per visitare approfonditamente la città e ci limitiamo a fare un primo giro tra le sue strade, consapevoli di avere più tempo per la sua visita alla fine del viaggio. Essendo arrivata quasi l’ora del tramonto, decidiamo di goderne da una posizione privilegiata dirigendoci verso il Castello di Gibralfaro, posto oltre la collina su cui sorge l’Alcazaba. Dalla fortezza riusciamo ad abbracciare con lo sguardo l’intera città, scorgendo Plaza de Toro e il Teatro Romano, su uno sfondo di acqua e di cielo color arancio/azzurro.

2 Giorno – Caminito del Rey (200 km). A circa 60 km da Malaga, si trova questo splendido sentiero che si snoda  in una scenografica gola a 100 m di altezza, su una passerella ampia solo 1 metro sopra al fiume Guadalhorce. Decidiamo di prenotare con anticipo una visita guidata e acquistiamo un biglietto (costo 27 euro) tramite la piattaforma Get Your Guide (si possono acquistare i biglietti anche presso il sito ufficiale). Attendiamo la nostra guida presso il punto di incontro (il Restaurante El Kiosko – Parque Ardales, Pantano El Chorro, s/n, 29550 Ardales, Málaga, Spagna) dove lasciamo anche l’auto, e iniziamo la nostra esperienza lungo un percorso di 7,7 km (il sentiero del Caminito vero e proprio è lungo 2,9 km, ma bisogna aggiungere i sentieri di entrata e di uscita da esso). Il percorso è a senso unico, si parte dall’entrata nord ad Ardales e si giunge, dopo circa 2,5/3 ore, a El Chorro, dove si può prendere una navetta per tornare indietro e recuperare il proprio mezzo. Il percorso all’interno dello stretto canyon è davvero suggestivo e il sole che fa capolino conferisce alle rocce un bellissimo color ambrato. La sensazione di camminare a strapiombo sul fiume è abbastanza forte e il suo suono accompagna gran parte dell’escursione. Finita questa esperienza, recuperiamo le auto e ci dirigiamo verso Granada, città dell’Alhambra, dove capisco che la mia alimentazione in Spagna sarà principalmente a base di gazpacho e salmorejo (senza carne).

3 Giorno – Granada. Città dal forte fascino ispanico-mediorientale, Granada, sita ai piedi della Sierra Nevada, è veramente una perla ricca di storia tra il suo sali e scendi di stradine attraverso mura bianche. Prima tappa della giornata è l’Alhambra, simbolo del dominio musulmano e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Pur essendo bassa stagione, l’afflusso di turisti presso questo splendido esempio di architettura moresca è sempre ingente. Per questo motivo, anche in questo caso, acquistiamo il biglietto in anticipo in modo da assicurarci l’ingresso (e abbiamo fatto bene). Il complesso è formato da diversi palazzi e giardini tra cui perdersi. Procediamo passando di stanza in stanza. L’aria che si respira è quasi magica, tra splendidi arabeschi, stucchi, intarsi e archi decorati, dove l’acqua è elemento ricorrente. Un posto davvero fiabesco e tappa imperdibile che regala, dalle sue finestre e dalle terrazze, anche una bella vista sulla città. La nostra giornata continua con l’esplorazione del quartiere Albayzin, fondato dai mori e anch’esso Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Un ginepraio di stradine candide, vicoli con scalinate, balconi e agrumeti che si stagliano su un cielo azzurro. Un posto in cui perdersi, veramente bello. Nel tempo che ci rimane esploriamo prima la Cattedrale, di stile rinascimentale, e poi ci imbattiamo nell’Alcaicería, uno storico mercato all’aperto che si snoda tra le vie pedonali. La giornata termina con la mia prima paella vegetariana del viaggio.

4 Giorno – Cuevas de Gaudix, Ubeda e Baeza (300 km). Partiti da Granada, ci dirigiamo verso Gaudix per vedere le caratteristiche case-grotta, abitazioni tipiche del nord della Sierra Nevada, alcune ancora abitate. Nel quartiere dove risiede la maggior parte di questa tipologia di abitazioni dai buffi comignoli, troviamo più punti panoramici che ci danno una visuale migliore sulle particolarissime dimore e sul restante paese. Molto carino. Lasciato alle spalle Gaudix, procediamo verso Ubeda e Baeza, due pittoresche città considerate un pregevole esempio del rinascimento spagnolo (sono infatti Patrimonio dell’UNESCO) e collocate nella regione di Jean, a 10 km di distanza l’una dall’altra. Le visitiamo entrambe girando qualche ora per i loro centri storici su cui si affacciano splendidi palazzi e belle chiese. Al termine della nostra visita, proseguiamo verso Cordoba.

5 Giorno – Cordoba (150 km).  Ex capitale dell’Impero musulmano, Cordoba conserva una delle moschee più importanti d’Europa che la rendono, a merito, la città più araba dell’Andalusia. Prima tappa della giornata, nel centro della città, la Mezquita, una moschea che contiene al suo interno una cattedrale in un perfetto connubio tra architettura gotico-rinascimentale e arabo-islamica, preceduta da uno splendido cortile con palme a alberi d’arancio. Acquistato il biglietto al costo di 10 euro, visitiamo il complesso che occupa un’area di 23.000 mq. L’atmosfera dentro è ossimorica e spirituale. Continuiamo la visita della città, vediamo gli esterni dell’Alcazar e passeggiamo tra le vie della Juderia, il caratteristico quartiere ebraico con abitazioni bianche e fiori colorati, percorrendo anche Calleja de las Flores, una stradina che ci regala un bellissimo scorcio. Terminiamo la visita di Corboba con il Ponte romano sul fiume Guadalquivir. Riprese le auto partiamo in direzione Siviglia dove, all’arrivo, compriamo un biglietto per assistere a una serata di flamenco (consigliato).

Locale per il flamenco: https://www.tablaoalvarezquintero.com/

6 Giorno – Siviglia. Siviglia, insieme a Cordoba e Granada, è una delle tre città più visitate dell’Andalusia dove la cultura di stampo arabo si mescola con le influenze europee e gitane. Anche tra le sue vie si sente l’odore degli agrumi e il suono delle chitarre, mentre si cammina tra splendidi esempi di architettura moresca, in una città che incarna perfettamente il carattere andaluso della regione. Prima visita della giornata sono i Reales Alcazares (Palazzi Reali), antica fortezza araba e meraviglioso esempio di architettura mudéjar (ispanica-moresca). Si cammina tra patii, arabeschi, finestre, giardini, circondati dall’elegante sontuosità araba. Devo ammettere che trovo estremamente affascinante questa tipologia di architettura così ornata, ma elegante, e trovo veramente belli gli archi lobati di finestre e porte. Terminata la nostra visita presso i Palazzi Reali, ci dirigiamo verso la Cattedrale con la famosa Torre della Giralda (antico minareto). La chiesa (con ben 15 portoni) di stile principalmente gotico, colpisce per le sue grandi dimensioni e per la spiccata verticalità (in linea appunto con il suo stile). Sorta sui resti di un’antica moschea, la cattedrale è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, nonché la chiesa più grande della Spagna, terza nel mondo. Dalla torre si apre una magnifica vista sulla bella città andalusa. Nel pomeriggio ne approfittiamo per girare tra i quartieri della città e attraversiamo il Barrio de Santa Cruz passeggiando tra vicoli, casette, patii fioriti, alberi da frutto e inferriate in ferro battuto. Prima del tramonto, ci dirigiamo verso Plaza de España, dalla caratteristica forma semicircolare, attraversata da un canale navigabile lungo 515 metri, sormontato da 4 ponti che rappresentano i quattro antichi regni di Spagna: Castiglia, Aragona, Navarra e Leon. Il colpo d’occhio è notevole anche grazie alle numerosissime piastrelle di ceramica policroma che l’adornano. Lungo tutto il semicerchio che la compone ci sono 48 nicchie ognuna rappresentante una provincia della Spagna. Rimango colpita dalla bellezza di questa piazza che al tramonto ci regala degli splendidi colori e un gruppo di cantanti e ballerini che si esibiscono all’aperto in uno spettacolo di flamenco.

7 Giorno – Cadice e Gibilterra (400km). Partiamo presto da Siviglia e, dopo circa 1,5 h giungiamo a Cadice, considerata la città abitata più antica d’Europa. Affacciata sull’Oceano Atlantico e circondata da spiagge, la città affonda le sue origini ai tempi dei fenici e attualmente rappresenta una viva realtà multiculturale, un po’ fuori dalle solite rotte di visita dell’Andalusia. Attraversata la piazza principale, Plaza de San Juan de Dios, iniziamo il nostro giro dalla Cattedrale Nuova Santa Croce sul Mare, con la sua costruzione neoclassica/barocca dove spicca il bianco della pietra e l’oro della cupola. Dopo la visita alla cattedrale, raggiungiamo il mercato di Cadice e giriamo per le bianche vie del Barrio del Populo dove ci imbattiamo nel Teatro Romano risalente al 79 a.C. Proseguiamo poi diretti verso il lungomare godendoci la vista della baia. Continuando nel nostro girovagare, giungiamo prima a Playa de la Caleta e poi, camminando su una strada in mezzo al mare, al Castillo de San Sebastián. A questo punto torniamo verso le macchine, lasciamo la bianca Cadice, e ci dirigiamo verso Gibilterra, colonia britannica posta all’estremità meridionale dell’Andalusia, luogo di fusione tra la cultura inglese e quella spagnola. È possibile parcheggiare l’auto prima e dopo la frontiera e noi decidiamo di scegliere la seconda opzione. Prima però di lasciare l’auto, ci dirigiamo verso Punta Europa dove si erge un grande faro bianco e rosso e da cui si vede distintamente l’Africa (forse una delle poche cose che ho apprezzato di Gibilterra). Lasciata l’auto, facciamo un primo giro tra le vie principali simili alle strade di una cittadina d’oltremanica, con tanto di cabine telefoniche rosse, e infine decidiamo di intraprendere la salita della Rocca verso la Riserva Naturale di Gibilterra. In un’ora di cammino siamo su, dopo aver incontrato numerose scimmie e vari punti da cui ammirare il panorama (è possibile salire sulla rocca anche con la funicolare pagando un biglietto). Sinceramente non ho trovato davvero fondamentale la tappa presso Gibilterra anzi, esclusa la rocca e la vista sull’Africa, non trovo una vera motivazione per tornare. Ormai giunta la sera, stanchi, ci dirigiamo verso Ronda.

8 Giorno – Ronda e Antequera – El Torcal (300 km). Arroccata sulla gola “El Tajo” scavata dal torrente Guadalevin, Ronda è forse una delle esperienze più belle di questo viaggio. Girando per le sue strade non posso non pensare ad Ottavia, la città ragnatela del libro Le citta invisibili di Calvino:

“Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città – ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per  centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone. Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno. Tutto il resto, invece d’elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d’acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo. Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.” Circondata da valli e posta sul burrone, Ronda è un luogo che lascia davvero senza parole, tanto da aver affascinato personaggi come Hemingway e Dumas. Di buonora cominciamo a perlustrala e, partendo da Plaza de Toros (che mi rifiuto di vedere), imbocchiamo Calle Blas Infante che ci porta a ridosso del precipizio. La nebbia della sera precedente non è ancora andata via (e io amo la nebbia) e ci regala un panorama ancora più unico sulle verdi valli che sfumano in lontananza. Tornati indietro, prendiamo Calle Virgen de la Paz e, superata Plaza España, giungiamo davanti al Puente Nuevo, scenografico ponte settecentesco (non l’unico della città) con vista sullo strapiombo. Attraversato il ponte, si può godere del panorama dal Mirador de Aldehuela e, per poter fare una foto del ponte nuovo, si può arrivare fino alla Plaza de Maria Auxiliadora e al suo mirador. Da vedere anche Puente Viejo e Puente de San Miguel. Proseguiamo poi diretti verso Mina del Rey Moro, una galleria scavata nella roccia raggiungibile tramite alcuni scivolosi scalini che conducono al livello del fiume. Ci dirigiamo poi verso i Baños Arabes, tra i bagni arabi meglio conservati della Spagna. Composti da tre ambienti principali, sono stati costruiti parzialmente seminterrati per mantenere stabile la temperatura (meritano assolutamente una visita). Prima di prendere le nostre auto ci concediamo un ultimo giro nel centro storico della città, tra abitazioni tipiche, piazze e piccoli locali. Ultima tappa della giornata è El Torcal, area protetta a 13 km da Antequera. Qui le montagne, a causa dell’incessante lavorio di vento e acqua, sono state modellate fino ad assumere una particolare forma, divenendo quasi delle sculture. Per raggiungerle partono diversi sentieri distinti per colore a seconda della difficoltà (verde, giallo, arancione). Decidiamo di seguire il percorso giallo, anche per una questione di tempistiche, e ci incamminiamo in mezzo a questo parco dall’atmosfera lunare dove presto veniamo circondati dalle bizzarre rocce calcaree (prima quest’area era coperta dall’oceano). Finita l’escursione, ci avviciniamo alla fine del nostro viaggio dirigendoci verso Malaga.

9 Giorno – Malaga e ritorno. Prima di prendere l’aereo e lasciare questa splendida regione nel tardo pomeriggio (l’aeroporto è a soli 10 km dalla città), ne approfittiamo per visitare Malaga, città natale di Pablo Picasso. Costeggiato il Teatro Romano, ci dirigiamo di buonora a visitare l’Alcazaba seguendo una strada in salita fino alla sua cinta muraria. Passiamo qualche ora tra i suoi arabi patii, giardini, cortili e fontane, godendo del panorama sulla città. Proseguiamo poi verso la Cattedrale, un coacervo di stili architettonici differenti (tardo-gotico, rinascimentale e barocco) dovuti al lungo periodo di costruzione. Giriamo tra le sue ampie navate, tra finestre istoriate, cappelle e colonne, affascinati dal suo soffitto a cupola (è possibile anche salire sul campanile). Proseguiamo poi verso Calle Marqués de Larios, strada principale della città. Nel tempo rimanente ci dedichiamo alla scoperta del quartiere Soho, dove il MAUS, un movimento autonomo di artisti di strada, ha contribuito a riqualificare e trasformare una zona prima fatiscente in un vero museo a cielo aperto, dove si susseguono piccoli locali, botteghe, gallerie d’arte e numerosi colorati murales che adornano i muri delle palazzi. A questo punto, prese le auto, ci dirigiamo in aeroporto verso la fine del nostro viaggio.