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Il mio viaggio in Thailandia

Cosa vedere in Thailandia in 13 giorni

Antiche rovine, templi, città abbandonate, odore di spezie, la Thailandia è tra i paesi più visitati del Sud-est asiatico e conserva ancora, in alcune regioni, il carattere autentico del popolo che lo abita e delle sue millenarie tradizioni. È una terra ricca di colori, profumi, spiagge paradisiache e panorami mozzafiato tra le immense foreste e i complessi di templi che si ergono sontuosi su tutto il territorio.

A seconda della tipologia di viaggio che si desidera vivere, è possibile scegliere le zone della Thailandia che rispecchiano maggiormente la propria idea: a sud le isole tropicali, bellissime con le ampie spiagge bianche, sovente molto turistiche e affollate, al centro diverse località inesplorate e Bangkok, l’immensa capitale, e al nord giungla e villaggi in cui perdersi e assaporare l’autenticità del luogo e la cortesia dei suoi abitanti.

Devo ammettere di non aver organizzato questo viaggio nei minimi dettagli e molti posti in cui abbiamo dormito sono stati decisi quasi al momento, così come le attività da fare e i luoghi da vedere. Mesi prima della partenza ho acquistato un volo di andata e ritorno Milano/Bangkok e due voli interni per velocizzare gli spostamenti. Ho poi prenotato alcuni dei pernottamenti inziali e acquistato la Lonely Planet e un libro intitolato Le Farfalle sul Mekong scritto da Ruggeri, un viaggio tra la Thailandia e il Vietnam in cui il lusso turistico di Bangkok contrasta con la povertà e la poesia del Vietnam di oggi, in cui le ragazze della guerriglia, uccise combattendo, vestite nel loro nero costume tradizionale, hanno messo le ali e sono diventate le farfalle multicolori del Mekong. Libro assolutamente consigliato che ho poi perso sull’ultimo volto di ritorno.

Itinerario

1 Giorno – Scalo a Muscat. Preso il nostro volo intercontinentale con la compagnia Oman Air, arriviamo, dopo svariate ore, presso il nostro lungo e unico scalo a Muscat, capitale dell’Oman. Avendo a disposizione circa 14 ore, decidiamo senza esitazione di uscire dall’aeroporto e di visitare quanto più possibile della città circondata dal deserto e pullulante di moschee e palazzi antichi affacciati sul mare. Prendiamo un taxi appena fuori l’aeroporto e ci dirigiamo verso la Grande moschea del Sultano Qaboos, la terza moschea più grande al mondo, nonché l’edificio più importante dell’Oman, situato un po’ fuori la città e con accesso gratuito. Qui ha inizio una lunga discussione tra il nostro tassista e la persona all’ingresso dell’edificio che è molto titubante nel farmi accedere alla struttura a causa del centimetro di caviglia che si scorge tra l’osceno calzino nero e la lunga gonna rosa che indosso (reperto pescato nell’armadio di dubbia provenienza). Alla fine, vincitori, riusciamo ad accedere all’imponente edificio e ai vasti giardini al suo interno. Ci muoviamo tra i portici in marmo illuminati dai caldi raggi del sole del mattino, tra un cortile e l’altro, e ci imbattiamo in un immenso lampadario composto da 600.000 Swarowski con un peso di 9 tonnellate e camminiamo su un gigantesco tappeto persiano realizzato a mano, il secondo per grandezza nel mondo. Qui si respira un senso di maestosità e pace. Riprendiamo poi il nostro taxi e ci dirigiamo verso Mutrah, la zona centrale di Muscat. Decidiamo di esplorare il souq di Muttrah, caratteristico mercato mediorientale, un grande bazar caleidoscopico che fa mostra di tappetti, oggetti, gioielli avvolti da un penetrante profumo di incenso e spezie. Proseguiamo poi lungo corniche, la zona del lungomare e del porto. Stremati dalla sveglia e dalle ore passate in aereo, decidiamo di riposare per un’oretta o poco più presso il Parco Naturale Qurum, il parco pubblico più grande della città. Terminato il tempo a disposizione, torniamo in aeroporto per prendere il nostro volo in direzione Bangkok.

2 Giorno – Bangkok. Bangkok, porta d’accesso per gran parte dell’Asia, è una città dove antico e moderno convivono da sempre, tra i suoi grattacieli con esclusive terrazze in cui sorseggiare un drink o tra la bellezza dei suoi complessi di templi, tra i suoi mercati, tra le strade che sanno di cibo fatto al momento su cui scorrono veloci taxi e tradizionali tuk-tuk. Arriviamo in città nel primissimo pomeriggio, frastornati dal fuso orario, lasciamo il nostro zaino presso l’alloggio e prendiamo il nostro primo tuk-tuk in direzione Wat Pho, il tempio più grande e antico di Bangkok e sede dell’enorme statua del Buddha ricoperto d’oro. Proseguiamo poi la nostra visita presso il complesso del Palazzo Reale, circondato da un muro lungo 1,9 Km e risalente al 1782, anno in cui Bangkok divenne ufficialmente capitale del Paese. Al suo interno sorgono oltre 100 edifici tra cui spicca il Wat Phra Kaew, una sorta di cappella in cui è custodita una veneratissima statua del Buddha realizzata in smeraldo. Terminata la nostra visita, prendiamo un autobus e ci dirigiamo verso il Chatuchak weekend market, un vasto mercato ricco di ogni tipo di merce esposta sulle centinaia di bancarelle al coperto e all’esterno e divise per tema. Qui, girando per il ginepraio delle sue stradine, assaggio per la prima volta il Mango sticky rice, un dolce tipico thailandese fatto con mango, riso appiccicoso e cocco, davvero molto dolce. Infine terminiamo la nostra giornata tornando presso il nostro alloggio ormai sul nostro mezzo preferito, il tuk-tuk, sfrecciando veloci tra le strade caotiche della città ormai illuminata solo dalle luci artificiali. È in questa occasione che scopro il reale significato della frase “avere un colpo di sonno”. Dopo praticamente quasi 2 giorni senza dormire (non riesco a dormire in aereo), mi sono letteralmente addormentata di colpo sbattendo la testa a destra, così, tipo svenimento improvviso.

3Giorno – AyutthayaRiprendendo la questione che non avevo organizzato nel dettaglio gli spostamenti, questa giornata inizia alla ricerca del modo per raggiungere Ayutthaya, ex capitale del regno. Nei pressi della stazione ci imbattiamo in un gruppo di tassisti a cui chiediamo informazioni. Uno di loro si propone di accompagnarci e di attendere fino al ritorno a Bangkok per una cifra che per noi è quasi nulla, forse quello che si spende per una cena all you can eat in due, ma che per lui ripaga ben oltre quella giornata di lavoro (sicuramente avremmo speso meno con il treno, ma in più avevamo la nostra guida locale, ed eravamo felici in tre). Lieti del passaggio e di avere anche una guida personale al seguito (ok forse avevamo qualche problema di comunicazione, ma abbiamo apprezzato lo stesso), ci dirigiamo alla volta di Ayutthaya, distante 80 km da Bangkok, alla confluenza di tre fiumi. Qui accediamo al Parco Storico di Ayutthaya, una vasta area pullulante di templi e rovine dove visitiamo il Wat Maha That aggirandoci tra le sue pagode e imbattendoci nella famosa testa del Buddha incastrata tra le radici di un vecchio albero. Consigliata la biciletta per muoversi agilmente. Proseguiamo con la visita degli altri complessi, come il Wat Phra Si Sanphet con tre magnifici chedi, per poi scoprire per la prima volta, in una bancarella vicino ai templi, che il cocco non è marrone e peloso all’esterno, ma che la noce di cocco, quella marrone appunto, è contenuta all’interno di un involucro più grande sul verdino che viene tagliato per infilare una sorta di cannuccia da cui bere il latte. Durante la visita il nostro tassista tenta, a gesti e con qualche parola in inglese, di spiegarci alcune tradizioni e rituali di preghiera e piccole chicche del luogo. È proprio lui che, a un certo punto, ci propone di andare a vedere il Damnoen Saduak Floating Market nella provincia di Ratchaburi, un mercato galleggiante abbastanza famoso non troppo lontano dalla capitale. Ci facciamo accompagnare da un ragazzo con una barca tra il dedalo di viuzze sull’acqua, imbattendoci in molti venditori sulla proprie imbarcazioni ricolme di frutta e verdura. Attraversiamo la vegetazione esotica lungo i canali, passando davanti a palafitte in legno, uomini in acqua che pescano, bambini che giocano e bancherelle appoggiate sulla riva dove si vendono disparati oggetti e varie tipologie di cibo. Curiosa, decido di assaggiare il Rambutan, un frutto simile a un litchi, ma più grande, e il Dragon Fruit con i caratteristici semini neri. Ci fermiamo poi con la nostra barca davanti a un bancarella dove un’anziana signora cucina al momento il pad thai, piatto tipico della cucina thailandese a base di noodles di riso e ingredienti vari come arachidi, verdure, uovo, gamberi. Io ne prendo una versione vegetariana buonissima, che mangio mentre vedo sfilare affianco un paesaggio che difficilmente dimenticherò. Terminato il giro, il nostro tassista ci riaccompagna a Bangkok

4 Giorno – Sukhothai. La giornata inizia all’alba a bordo di un vecchio pullman in direzione Sukhothai, prima capitale del regno a 400 km da Bangkok. Dopo più di 6 ore di viaggio e qualche breve sosta (dove esploriamo dei mini-market locali), arriviamo a destinazione presso Il parco storico di Sukhothai, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, un’area archeologica delimitata da un perimetro quadrato con fossati e laghetti ricoperti da fluttuanti fiori di loto. Sicuramente il modo migliore per visitare questa meraviglia è noleggiare una bici, quindi, mezzo alla mano, partiamo per la nostra esplorazione. Visitiamo il Wat Si Chum con la sua imponente statua del Buddha tra alte pareti, il Wat Saphan Hin posizionato in cima a una collina, il Wat Mahathat con i suoi 198 chedi e gli altri caratteristici templi che sorgono all’interno del parco. È davvero difficile rendere palpabile la sensazione che si prova ad attraversare questo complesso di rovine. C’è sacralità, pace e storia in questo luogo non particolarmente battuto dal turismo a causa della sua posizione lontana dalle principali città. Al tramonto Sukthothai ci regala un panorama ancor più indescrivibile con i profili dei templi stagliati sul cielo rosa che si riflette negli stagni. Al calar della sera vediamo un uomo che, su una piccola imbarcazione, si occupa di accendere una ad una le centinaia di candele posizionate sugli stagni, in una specie di rito catartico e romantico. Assolutamente consigliato.

5 Giorno – Chiang Mai. Anche questa giornata inizia molto presto presso la stazione degli autobus diretti verso Chiang Mai, a 700 km da Bangkok, a ridosso delle montagne del nord e circondata dalla jungla. Con oltre 300 templi da esplorare, la città è molto battuta dal turismo, ma conserva ancora splendidi angoli di autenticità. Ci aggiriamo nel suo centro storico, un dedalo di strade racchiuse in un perimetro quadrato circondato dalle mura, e raggiungiamo il Wat Chedi Luang con il suo antico chedi e le statue dei naga, il Wat Sri Suphan interamente ricoperto d’argento, il Wat Phra Sing con la famosa statua del Buddha venerata giornalmente da migliaia di persone e il Wat Chiang Man il tempio più antico della città. La sera invece decidiamo di recarci presso l’Old Chiang Mai Cultural Center, un luogo dove il cibo tipicamente thailandese viene accompagnato da spettacoli di danza tradizionale messi in scena da artisti appartenenti alle limitrofe tribù delle montagne del nord. Dopo aver pagato il nostro ingresso, ci accomodiamo per terra su una sorta di tatami dove vengono serviti i nostri due menù, uno di carne e uno vegetariano, mentre assistiamo allo spettacolo in abiti tradizionali e colorati. Molto carino per una serata diversa, non all’insegna dello street food (anche se ritengo sia sempre la scelta migliore). Durante la notte capisco letteralmente cosa vuol dire avere un’intossicazione alimentare, con febbre a 40 gradi e tutto il resto. Purtroppo in Thailandia, alle volte, bisogna stare attenti ad alcuni alimenti non cotti e all’acqua che si beve o si usa. La mia ipotesi è quella di aver mangiato della verdura lavata con dell’acqua che ha causato la spiacevole reazione. Bisognerebbe, in linea generale

6 Giorno – Chiang Mai. Dopo essermi imbottita di carbone e di qualche medicinale preso senza capir nulla in farmacia, metto insieme quel che rimane dei miei 40 kg perché non ho nessuna intenzione di perdere ulteriore tempo per l’intossicazione. Diciamo che viviamo questa giornata più tranquillamente, passeggiando tra le strade della città ed entrando in alcuni templi che catturano la nostra attenzione. E, devo purtroppo ammettere con estrema vergogna, ho mangiato un piatto di pasta orrendo in un posto pseudo-italiano perché avevo bisogno di un sapore diverso dai giorni precedenti, insomma qualcosa che non fosse collegato alla notte appena trascorsa. La sera invece ci rechiamo presso il Night Bazaar di Chiang Mai lungo Thanon Chang Khlan. Aperto tutti i giorni dalle 17 a mezzanotte, l’enorme mercato è pieno di stand e bancarelle con ogni sorta di monile, indumento, cibo e di tanta, tanta gente. Non sono una di quelle persone che torna dai viaggi con borse piene di oggetti, ma vengo rapita da una buffa maglietta con un elefantino con le cuffie che è diventerà il mio pigiama preferito.

7 Giorno – Elephant Jungle Paradise Park Sanctuary for Elephants. Una delle esperienze che attendevo con maggiore eccitazione, quella dell’incontro con gli elefanti tramite un’associazione che ama e cura questi animali, salvati dal disboscamento e dal turismo scellerato e aggressivo. A bordo di una jeep scoperta, ci addentriamo nella jungla e ci uniamo a un piccolo gruppo di persone intrepide, come noi, di vivere quest’esperienza così ravvicinata. I volontari e gli organizzatori ci danno una casacca colorata a testa, fornendoci alcune informazioni preliminari sui comportamenti da avere e presentandoci alcuni degli elefanti della zona e la loro storia. L’associazione etica permette infatti di interagire con gli animali nel proprio habitat naturale, senza disturbarli troppo, mentre vagano tranquilli nella jungla dove si sentono a casa. Durante la lunga visita durata un’intera giornata, la nostra guida locale ci parla delle loro abitudini e della loro lingua, mentre proviamo timidi ad accarezzarli. Qualcuno di loro si protende curioso verso di noi con la proboscide in cerca di attenzioni e coccole. Ci viene data la possibilità di dar loro da magiare, mentre assistiamo alla creazione di alcune erbe medicinali utili alla loro salute. Ci dedichiamo poi a far loro un bagno, cospargendoli di fango (che a quanto pare fa bene all’epidermide) e facciamo insieme un bagno nel fiume, sotto la cascata. Veramente bello ed emozionante. Terminata la nostra visita, ci dirigiamo direttamente all’aeroporto di Chiang Mai dove prendiamo il nostro volo diretto verso Phuket su un piccolo e traballante aereo. La scelta di Phuket come meta è puramente dovuta a una questione logistica, infatti l’isola, ubicata nel sud della Thailandia e circondata dal mare delle Andamane, gode di un’ottima posizione per raggiungere alcune delle mete che desidero visitare.

8 Giorno – Similan Islands. L’arcipelago delle Similan è composto da 9 isole (praticamente quasi disabitate) appartenenti al Parco Nazionale di Muko Similan. Ci alziamo molto presto per prendere la nostra imbarcazione che dopo svariate ore (circa 80 km da Phuket) approda sulle coste di questo luogo incantato. Massi giganti, sabbia bianca, acqua turchese, foreste tropicali, è questo lo spettacolo che si apre davanti a noi appena arrivati. È impossibile visitare in un giorno tutte le isole (sono accessibili solo 6), ma se si ha solo questo tempo a disposizione è comunque una zona che vale la pena visitare, anche solo per un’intensa giornata. Si possono praticare diverse attività sulle isole come trekking, snorkeling e sensazionali immersioni grazie alla rigogliosa e incontaminata barriera corallina che le circonda. Inoltre su molte di queste piccole isole le tartarughe marine depongono annualmente le loro uova. Da non perdere la spiaggia dell’isola di Hin Pousar con una bizzarra formazione rocciosa che ricorda la testa di un elefante. Ci godiamo la giornata girando tra le isole e nuotando nell’oceano, dopo aver fatto un incontro ravvicinato con un varano di modeste dimensioni. Poco prima di tornare, il cielo diventa nero e si alzano onde molto alte: le nostre imbarcazioni di conseguenza tornano verso riva per recuperarci con un po’ di anticipo e portarci nuovamente a Phuket. Ci allontaniamo dalle tropicali isole, lasciandoci alle spalle un paradiso incontaminato che si staglia su un cielo che minaccia tempesta.

9 Giorno – Phi Phi Island. Anche per questa giornata utilizziamo Phuket solo come base di partenza per dirigerci via mare verso Phi Phi Island, forse una delle destinazione più famose dell’intera Thailandia, due isole facenti parte di un arcipelago composto da 6 isolotti, famose anche per essere state il set del film The Beach con Leonardo Di Caprio. Mare cristallino e turchese, splendide scogliere, fondali brulicanti di fauna marina, queste due isole offrono sicuramente uno spettacolo naturale degno di nota, ma sono prese d’assalto da un turismo incontrollato e incessante che, per alcuni versi, lede un po’ la magia di questo posto. Koh Phi Phi Don è l’isola più turistica, quella con le strutture ricettive e i locali notturni. In realtà l’isola è a sua volta composta da due isole collegate da un lembo di terra coperto da sabbia e palme. Anche noi, dopo due ore di viaggio, approdiamo qui e all’inizio rimaniamo un po’ interdetti e delusi a causa del caos e della musica ad alto volume che impera per le strade. Decidiamo di allontanarci dalla zona dei locali per dirigerci verso il Viewpoint con una passeggiata di circa 40 minuti con partenza da Long Beach, attraversando la foresta. Una volta arrivati, lontani dalla confusione, si palesa la bellezza di questo posto attraverso una splendida vista sulle due baie simmetriche che al tramonto prendono i colori del cielo e le ombreggiature delle limitrofe scogliere. Attorno a noi, posate su alcune  piante, decine e decine di farfalle colorate. Non ne ho mai viste così tante assieme. La sera invece giriamo tra le strade di Koh Phi Phi Don e prenotiamo, per il giorno successivo, presso una delle numerose agenzie di diving, un’immersione fullday sull’altra isola, Koh Phi Phi Leh.

10 Giorno – Phi Phi Island. Koh Phi Phi Leh, la più piccola delle due isole, è un parco marino protetto che ospita anche la famosissima spiaggia di Maya Bay, attualmente chiusa al turismo. Partiamo alle prime luci del sole con i nostri istruttori canadesi e un piccolo gruppo di persone diretti verso Koh Phi Phi Leh. Già dalla nostra imbarcazione si scorge la bellezza di questo posto dove la natura è rigogliosa e non esistono strutture ricettive. Ci fermiamo ad alcuni metri da un’alta scogliere laterale, rivolta verso il mare aperto, dove ci viene fatto il primo briefing sull’utilizzo della nostra attrezzatura e sui vari comportamenti da rispettare. Dopo circa una mezz’ora, indossata la muta e la bombola, ci immergiamo in acque profonde e scure. La prima sensazione è quella di un freddo pungente che penetra attraverso la muta. Poi però  iniziamo a scorgere alcuni pesci, delle spugne, delle stelle marine e poi, davanti a noi, si apre la barriera corallina, splendida e colorata. Godiamo di questo spettacolo ammutoliti. Risaliamo sulla nostra imbarcazione per ripetere l’immersione in un’altra zona dell’isola, con acque un po’ meno profonde. Appena messa la pinna in acqua centinaia e centinaia di pesci coloratissimi accerchiano noi e la nostra imbarcazione. E poi, più avanti, tra gli anemoni di mare e ai coralli, si mostrano timici i pesci pagliaccio. L’ultima tappa è la possibilità di fare invece snorkeling all’interno dell’isola su un fondale molto più basso e con acque cristalline. Qui ci troviamo a nuotare con quelli che poi scoprirò essere barracuda e che in realtà consideravo dei simpatici pesci lunghi e affusolati, forse con una brutta dentatura, ma comunque simpatici. Alla fine della giornata, esausti, lasciamo l’isola dopo una delle esperienza più belle mai fatte.

11 Giorno – Krabi. Proseguaimo il nostro viaggio in direzione Krabi, sempre nel Sud della Thailandia, zona famosa per le splendide spiagge, per il mare cristallino e per i caratteristici faraglioni di origine carsica. Arriviamo nel primo pomeriggio e ci dirigiamo subito verso il Wat Tham Seua, il tempio della Grotta della Tigre che si narra sia stato fondato da un monaco buddista che, durante una meditazione, incontrò proprio in quel luogo una tigre magica. Entrati all’interno dell’area veniamo subito circondati da tantissime scimmiette dai grandi occhioni che si protendono verso di noi curiose in attesa di cibo. Il tempio vero e proprio però si erge al di sopra di una ripida altura, circondato dalla foresta e raggiungibile solo tramite una lunga scalinata composta da ben 1.237 scalini che coprono i 600 metri di dislivello. Mi faccio scattare una foto vittoriosa prima di intraprendere la salita e  poi ci incamminiamo (immaginando la faccia che avrei avuto dopo tutta quella fatica). Il percorso è abbastanza faticoso, ma molto bello, spesso all’ombra degli alberi su cui si affacciano le scimmie che ogni tanto scendono a farci visita. Sudati, arriviamo sulla cima dove ci accoglie un’imponente statua del Buddha e una vista pazzesca sul mare e sulla natura circostante che sicuramente ripaga la fatica della salita. Ci godiamo da lì il tramonto. Scendiamo ormai con il buio e con il suono dei versi delle scimmie di cui scorgiamo solo le ombre che si stagliano avanti al chiarore della luna piena. Più tardi noleggiamo degli scooter per esplorare la zona vicino al nostro alloggio.

12 Giorno – Krabi. Il giorno più bello di questa vacanza, ancor prima della magnifica immersione sull’isola di Phi Phi Leh. Decidiamo di esplorare la riserva naturale di Phi Hua to Cave con una giornata in Kayak. Ci accorpiamo anche in questo caso a un piccolo gruppo di persone e prendiamo a coppie la nostra canoa seguendo la nostra guida locale. Ci muoviamo lenti sul fiume Tha Pring, circondati da vegetazione rigogliosa e acque un po’ torbide e verdi. Accediamo con il nostro mezzo all’interno di alcune splendide grotte ricche di stalattiti e stalagmiti e poi attraversiamo una sensazionale foresta di mangrovie. Il paesaggio attorno a noi è davvero bello e incontaminato. Sulla riva, ogni tanto, scorgiamo qualche palafitta di legno dove ci fermiamo per un pranzo in cui abbondano riso e ananas. Nel pomeriggio, riprendiamo il nostro percorso pagaiando sul fiume nell’assoluta tranquillità di un luogo dove ci siamo noi e nessun altro. Superiamo alcune spiaggette interne dove, sulla sabbia granulosa, vediamo migliaia e migliaia di conchiglie e scorgiamo alcune scimmiette che prendono il sole. Quasi al tramonto arriviamo finalmente alla foce del fiume, superando gli alti faraglioni posti tra le scogliere. Infine, girando l’ultima ansa del fiume, ci si apre la vista di un cielo dalle sfumature azzurro/rosa che si riflette ormai sul mare aperto e sulle barche affusolate di alcuni pescatori. Attorno solo le altre 4 canoe e il suono dell’acqua, non più mossa dalle nostre pagaie. Rimaniamo cosi per un po’ ad osservare questo spettacolo naturale.

13 Giorno – Ritorno. Ormai alla fine del nostro viaggio, prendiamo l’aereo che da Phuket ci riporta a Bangkok e poi, dopo svariate ore di attesa in aeroporto, saliamo sull’ultimo volo in direzione Milano.